Avrei dovuto stare in guardia

Posted in fragole&cioccolato with tags on 3 novembre 2013 by lunafragola

Bentornata Lunafragola. Chiudeva così il mio ultimo post scritto dopo anni di silenzio. Troppo ottimista e trionfalistico, avrei dovuto stare in guardia. A ridurmi di nuovo al silenzio, ci ha pensato la morte del cane di mia sorella, anzi, del NOSTRO cane: Drago. Non ce l’ho fatta a scrivere e anche adesso le lacrime spingono per uscire. Era solo un cane? Certo, ma noi lo amavamo e la ferita è ancora aperta, tanto che non riesco a guardare le sue foto ( ne ho tante) e che me lo sogno ad occhi aperti, perfino oggi, che è il giorno dopo il giorno dei morti e che ben altri pensieri dovrei pensare. Ma i miei cari sono qui con me sempre, gentile presenza, alito leggero, piccoli sospiri come refoli di vento improvvisi. Drago tornerà, ma ora si sente la sua assenza……. e fa male.

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Ancora tu?

Posted in fragole&cioccolato with tags on 7 settembre 2013 by lunafragola

Dopo moltissimo tempo, infinito, riprovo l’emozione di scrivere un post sul mio blog. Credevo me ne fosse passata la voglia, invece sono qui che pesto sulla tastiera. Ho tante di quelle cose da dire, da raccontare, che non mi vengono le parole. Sono tutte confuse nella mia testa e lottano per uscire, però non ci riescono, perchè le parole, per essere capite, devono uscire una ad una, formare una frase, anche piccola, ma di senso compiuto. Le lascerò decantare come si fa col vino, senza fretta.

Bentornata Lunafragola

Ancora Natale

Posted in fragole&cioccolato on 23 dicembre 2012 by lunafragola

Buon Natale e felice anno nuovo……………………… La formula è trita, ma non mi viene altro, per ora!

buon natale

Posted in fragole&cioccolato with tags , , , , , , , , on 25 dicembre 2011 by lunafragola

 BUON NATALE A TUTTI, MA PROPRIO A TUTTI!

ma come si fa?

Posted in fragole&cioccolato on 10 dicembre 2011 by lunafragola

Ma come si fa ad aggiungere i link dei blog amici e a farli aparire sul tuo blog? Ho aggiunto radiobachelite due volte, ma non appare da nessuna parte. Volevo aggiungere gli altri, ma non so come fare. Ho scritto un nuovo post, però è una nuova pagina e non so dove è finita.

MAREMMA ANALFABETA E PROVINCIALE!

La prossima volta rinasco in Inghilterra!

Patapost

Posted in Uncategorized on 20 novembre 2011 by lunafragola

Finalmente ce l’ho fatta! Anzi, ce l’ha fatta Pat, che come al solito mi è venuto a salvare dalla incompetenza informatica cronica. Certo, quando capirò tutte le frasi in inglese sarà passato un anno, però non ho fretta. Quando riuscirò a trasportare i link degli altri blog nel mio ne saranno passati due, però non ho fretta. Rispondere ai commenti mi porterà via sei mesi, però non ho fretta. Gli altri hanno mastercard, ma io ho un bene più prezioso dal valore stratosferico: il mio amico Pat.

Ti adoro

Son tornate a fiorire le rose

Posted in fragole&cioccolato with tags , on 3 aprile 2011 by lunafragola

E' primavera, è Pasqua e molto altro ancora. Scrivo poco,poche righe, giusto il tempo di far sapere che ci sono, latito, ma non dimentico. In questa domenica mattina, i rumori e i suoni degli altri si sentono più forti. I bambini del piano di sopra che caracollano allegramente per la casa. Il padre che li sgrida, la madre che ripete :" oddio, oddio" con un tono e una voce che all'inizio mi faceva rabbrividire e immaginare sfracelli e tragedie, poi ho capito che è il suo modo di commentare piccoli disastri e non ci penso più. La vecchietta di fronte che apre la porta, ma non il portone e si becca sequele di parolacce e porchi qui, là, lì, da un genero cafone e rozzo, che a dire rozzo ancora gli fai un complimento. Mio fratello dorme ancora ed io non posso fare niente, siamo ad uno sputo di distanza e non c'è molta altra casa dove andare per fare qualcosa. Allora sono qui, davanti al pc, e riprendo a scrivere.Non ho un divano dove leggere e tornare a letto non mi va. La tastiera nuova è silenziosa, non da fastidio come quella vecchia, che sferragliava parole rumorose a raffica. Sono stanca, è aprile, quasi alla fine, ma ancora cè da pedalare. Chissà, trasmettiamo valori diversi noi della scuola pubblica, hai visto mai trasmettessimo anche la malattia del sonno, così si placano un po'questi bambini. Certo potrei uscire, c'è una giornata bellissima fuori, ma non ne ho voglia, corro come una trottola tutta la settimana, ho diritto a smettere per un po'. Mi sono dimagrita tanto. Sto facendo una dieta che dimagrisce anche il portafoglio oltre me, ma mi fa stare bene. Non fosse per la cervicale,sarei un fiore. Mi raccomandano di fare palestra, nuoto o acquagym per rassodare le membra che a cinquant'anni non sono un boomerang, ma un palloncino logorato e sfiatato. Beh, camminerò molto quest'estate………………….forse!

Un bacio a tutti

è già natale?

Posted in fragole&cioccolato with tags , , on 24 dicembre 2010 by lunafragola

Non potevo,non potevo lasciar passare così questo tempo. Per quattro anni h scritto post di Natale col sorriso sulle labbra e il freddo nel cuore e proprio adesso che il sorriso è arrivato anche dentro di me, era giusto che ritornassi qui, in questo luogo magico e bello a condividere la mia gioia. Pazienza se molti bloggers sono spariti, pazienza se ormai scrivo col contagocce, pazienza…………… La vita, per fortuna, non è mai uguale e a volte ti concede di respirare tranquilla, fa una sosta e ti permette di ritornare allegra. Ho imparato a godere delle gioie quando arrivano e ad affrontare i problemi e i dolori quando si presentano. Quest’anno così bello per me, lo ricorderò per sempre e se anche il prossimo fosse così ( trasloco a parte!), ne sarei felice.

Un buonissimo e dolcissimo Natale amici miei e uno splendido, sciccosissimo e straordinario anno nuovo.

Lunafragola. 

Di tutto un po’

Posted in fragole&cioccolato with tags , , on 8 ottobre 2010 by lunafragola

E’ solo da pochi giorni che sto coi miei piccoletti di prima, ma una cosa è certa, sono già perdutamente innamorata di loro. Non posso farne a meno, adoro viverci in mezzo, accanto, adoro ascoltarli, parlarci, piegata in due per essere io al loro livello e non il contrario. Sono tanti, 24 anche stavolta e faticosi, faticosissimi. Ogni volta ci si dimentica di quanto possa essere dura la prima in termini di stanchezza, ma è un po’ come per i dolori del parto, fortunatamente ce ne dimentichiamo e così ricominciamo più o meno tranquillamente il viaggio. E così, tra storie inventate di calamari “ scappanti”, nuvole olghe dentro al mare, polpi rosa, ma educati, cavallucci marini dispettosi e gialli, stelle marine col cellulare, ci divertiamo tantissimo io e loro e ricominciano i baci appiccicosi di cioccolata e marmellata, i piedi con le stringhe perennemente slacciate che devi allacciare, i giacchetti che devi infilare e chiudere, perché c’è un po’ di freddo e carne da tagliare contenitori da aprire e canzoncine e filastrocche e storie da animare facendo le “voci”. Così il signor Autunno e la signora Estate litigano per chi deve rimanere e il signor Silenzio si tappa le orecchie e scappa via cercando classi meno chiassose. I miei nanerottoli sono bellissimi, con la lingua di fuori quando devono scrivere le lettere e le paroline, con la tuta di tutti i colori quando dipingono, rendendo un arcobaleno anche la classe ( e furibondi i bidelli che devono pulire, ma questa è un’altra storia). Mi guardano perplessi quando prendo la borsa: “ Maestra, ma non rimani con noi?” E io me ne vado riluttante, pensando che domani li incontrerò ancora.

 

Mi dispiace non scrivere più tanto come vorrei. Un po’ è la voglia che manca e molto il tempo, ma ultimamente si è impossessato di me un fastidioso mal di schiena che mi impedisce di stare seduta a lungo. Stare davanti al pc diventa una vera tortura e siccome i miei post ci mettono sempre un po’ ad essere scritti, alla fine, anche se un giro dai miei amati bloggers lo faccio sempre, non mi soffermo a scrivere. Ma non rinuncio al mio blog e non lo chiudo. In una sera come questa, apro il documento word e vado di getto, qualcosa si è mosso. Ritrovo riti consolidati e le parole fluiscono di nuovo formulando pensieri più o meno banali, ma miei. Frammenti di ricordi e la quotidianità irrompono nella mia mente e si traducono in un testo. Le dita volano sulla tastiera cantando una piccola, piccolissima canzone, magari ripetuta fino alla noia e me ne scuso, ma non c’è molto di roboante, di scoppiettante, di sorprendente nella mia semplice vita minimalista.

 

Mi sono iscritta su facebook in tempi non sospetti, nel 2008, invitata da una blogger che vive a Londra e aveva una pagina lì. Dovetti scegliere, per iscrivermi, lo spagnolo, visto che in inglese non so parlare né scrivere, scoprendo con mia assoluta meraviglia ( gli italiani lo fanno spesso) che questa lingua è molto più difficile e complicata di quello che noi arrogantemente crediamo. Naturalmente la mia iscrizione non andò a buon fine e rimase lettera morta. Quando facebook diventò una moda anche in Italia, con le istruzioni in italiano e tutto l’ambaradam annesso, per molto tempo lo lasciai lì dov’era, fregandomene altamente. Come al solito, non mi sono schierata né coi fautori a tutti i costi, né coi detrattori convinti. Mi ci sono iscritta, alla fine, perché invitata da una mia amica che aveva sempre visto internet come la peste, per poi cadere nella rete facebookiana. Non lo apro mai, anche se molti bloggers di splinder l ho ritrovati lì e, francamente, un po’ mi annoia. Ho moltissimi ex alunni tra gli “amici” ( questa mania americana e adolescenziale delle amicizie a tutti i costi mi ha sempre fatto un po’ ridere) e a volte capita che mi ritrovi a chattare con tre o quattro di loro, rendendo la mia pagina uno sportello psicologico – didattico – consolatorio. Che differenza dai tempi roventi  delle prime chat, con tutti quegli uomini che ti chiamavano per un motivo solo, latente o patente, non si scappava. Quello che volevano da te era solo sesso. Ma ormai quei tempi sono passati ed ora mi ritrovo inondata di cuori, baci, poke, test per decerebrati e l’onnipresente farmville, della quale non so nulla e nulla mi interessa sapere. Facebook c’è, ogni tanto ci vado, qualcuno lo saluto, ma non ne faccio un’ossessione. Ne ho già abbastanza di mie, più serie e complicate di quanto questo network ( si dice così?) sarà mai.

 

Zia Brù e zia Adrì sono due sorelle. A prima vista non lo diresti. Zia Brù è magrolina, bionda, minuta, silenziosa, zia Adrì è castana, paffuta, chiacchierona, esuberante. Ma hanno gli stessi occhi azzurri di mia madre e di mia zia Lì e lo stesso sorriso, dolce, materno, schivo e timido. Dio che bello che è stato rivederle, riabbracciarle, farmi coccolare da loro ancora una volta, come quando ero piccola e passavo dai miei nonni gli inverni e le estati immersa in una felicità talmente intensa che mi sembra quasi di averla solo sognata. Pochissimi giorni, intensi e lievi, corposi e leggeri, miei, solo miei. La zia Adrì ci ha fatto trovare, il 13 agosto, alle tre del pomeriggio, il brodo di carne con i cappelletti e lo zio Poldo un sangiovese che macchiava il bicchiere. Ma noi, sbuffando di caldo, abbiamo goduto ugualmente di quei meravigliosi sapori invernali. Alla fine di un viaggio, il brodo era un rito, in qualunque stagione. Era l’accoglienza, il calore, la tenera e burbera contentezza di averci finalmente tra loro. Per due giorni io, mia sorella e i miei cugini siamo ritornati bambini e siamo andati giù di ricordi e risate, di nostalgie e vecchie case, di nuovi figli e antichi amici. E siamo andati giù di sangiovese e di tortelli, di albana e dolce al mascarpone, di piadina e crescioni , di pomodori col pangrattato, messi al forno e serviti caldi e di tanto, tanto amore. Io mi sono fatta una scorta di affetto fatta degli abbracci dello zio Poldo, della mia testa sulla sua spalla, delle risate con mio cugino biondo, delle chiacchierate chilometriche e filosofiche, quelle che non ci bastano mai, con mio cugino scuro, dei loro sguardi , chiari e miti, scuri e profondi, diversi eppure uguali nella gioia di ritrovarsi. Mi sono nutrita dell’abbraccio affettuoso di mia cugina, così presente, così precisa e organizzata, pronta a risolvere ogni tuo problema e a ricoprirti di doni per i desideri  che lei sa esattamente come soddisfare. Mai sopra le righe, mai eccessiva, bellissima. E poi zia Adrì che mi regala un giacchetto bellissimo, di cotone bianco, coi bottoni rotondi e lucidi, una camicia rossa e un sorriso. Mi ha detto che lei non li mette, dispiaciuta per questo, lei che ci ha sempre tenuto, lei che quando esce si mette il rossetto e indossa sempre una sciarpina intonata, lei che ci tiene così tanto. Mi sono incantata davanti all’amore di zia Adrì e zio Poldo, indivisibili da sempre, innamorati da una vita, pieni di piccoli gesti di tenerezza, un braccio su una spalla, il collo di una camicia che lei rimette a posto senza parere, le mani che si sfiorano con discrezione e, ancora una volta, mi sono ritrovata a pensare che l’amore vero, quello che dura, a volte esiste, per fortuna. E infine ho condiviso per qualche ora la vita di zia Brù, la sua sommessa dolcezza, la sua dedizione al figlio, ai nipoti e, adesso, ai pronipoti. La sua discreta, quasi invisibile presenza, quel suo modo di esserci chiedendo sempre scusa, schermendosi per tutto, come se pensasse di disturbare, mentre invece è il motore della vita di chi le sta intorno ed ha la fortuna di viverle accanto. Mi sono sentita figlia, bambina, curata e protetta,senza problemi e responsabilità. Pazienza se l’estate è stata tutta lì, tra loro e la casa di mia sorella per dieci, brevi giorni. Pazienza. La felicità dura a lungo, rimane avvinta nei ricordi.   

Scampoli

Posted in fragole&cioccolato with tags on 27 luglio 2010 by lunafragola

Hanno preso il volo in un caldo pomeriggio di giugno. Per l’ultima volta li ho messi in fila, ma non c’è stato bisogno di raccomandazioni, blandizie e sgridate. Si sono messi a posto silenziosamente, con le lacrime agli occhi o un sorrisetto tirato e smarrito. Bibi mi ha detto:” Minestrina non ci vediamo più!” Io l’ho abbracciato, il mio elfo biondo e magrissimo, e non ho detto una parola. E’ incredibile pensare che, dopo cinque anni di quotidianità e di amore, questi bambini non faranno più parte della tua vita. Certo torneranno a trovarti e li rivedrai, cresciuti, cambiati, che ti chiamano Prof invece che Maè e ti guarderanno disincantati e bonari, osservando con un lieve sdegno i piccoletti che hanno preso il loro posto e cercando con gli occhi qualche traccia della “loro” classe.. Qualcuno tornerà a raccontarti la sua vita, i cambiamenti: il diploma, la ragazza importante o il ragazzo quello giusto, il militare o il matrimonio, ma la maggior parte svanisce come se non l’avessi mai incontrata. Però rimane dentro di te, nascosta in un angolo e basterà un suono o una foto o una parola, per riportarla alla luce.
 
Le mie piante crescono bene sul terrazzino. Mai vista la mia rosa fare tanti fiori e il geranio così bello e carico. La mia via è nella parte vecchia della città e le casette hanno tutte un giardino o un’aiuola con alberi da frutto, siepi e fiori. Mentre cammino ,gli odori e i profumi si mescolano e mi stordiscono, ma è uno stordimento piacevole e leggero. Respiro a fondo l’aria greve di dolcezza, scaldata dal sole della mia prima estate qui. Il quartiere è tranquillo e silenzioso, pieno del canto degli uccelli e del suono delle cicale. Un’ape vola dentro alla finestra e poi scappa via. Guardo le sue ronzanti evoluzioni e sorrido. In fondo non si sta poi così male, penso e la mia vita precedente sfuma in una leggera euforia.
 
Hanno aperto un nuovo luogo di ristoro dal nome stranissimo, sembra sardo, visto che nel logo ci sono le pecore, ma potrebbe essere qualsiasi cosa. Tutti i bar si sono modificati col tempo. Innanzitutto, l’inglese……………… Wine bar, Lounge bar, happy hour, track back, sound check, pic pac, 75 ml, 2.500 cl. Meno male che il proverbiale cinismo dei romani trascende ogni lingua e ogni slogan. “ Ahò, andò se vedemo? “ Ar bare” “ Si, ma quale?” “ Dar nano. Er bare der nano!” A parte il fatto che solo per pronunciare correttamente happy hour mi ci è voluto un mese, ho aspettato due anni per capire di cosa si trattasse. Di questo devo ringraziare IlDito, che in un piovoso e buio pomeriggio di dicembre mi portò in un wine bar vicino casa sua e mi introdusse alle delizie dell’ora felice. Bicchierone di buon vino rosso, tanti stuzzichini e l’imperdibile piacere della sua compagnia. Molti di questi ritrovi ti fanno pagare caro un bicchieraccio di vino e tre infelici pezzetti di frittata accompagnati da mosce foglie di rughetta, ma in altri vale la pena tentare e io, ogni tanto, tento, perché le tentazioni mi fanno impazzire, non ci provo nemmeno a resistere. A nessuna.

Ma una zitella cosa ne sa dell’amore? Cosa ne sa di quel sentimento così forte da far dimenticare di avere un padre e una madre, un lavoro o degli amici, di quello stato d’animo che oscilla sempre tra la gioia profonda e l’euforia, che accende le gote e gli occhi come si accendono i fuochi di mezza estate, che fa cantare la voce, che stordisce più del vino? Nulla e se per caso, una sera, una canzone molto amata e ascoltata, ma riposta nel cassetto più profondo dell’anima, si sprigiona da fuori mentre lei, la zitella, sta leggendo con la radio accesa, perché all’improvviso sente il cuore strizzarsi come i panni in lavatrice e subito le viene alla mente il suo primo, primissimo amore, quello che non lo ha mai saputo che lei lo amava, quello bellissimo e irraggiungibile, lei che era già così goffa e grossa , così consapevole, benché così piccola, di quanto gli esseri umani non sappiano quasi mai andare oltre le apparenze quando si tratta dei ciccioni, ma li prenda in giro ferocemente o, nel migliore dei casi, li esorti a dimagrire. Ora non le importa più di apparire grassa, questo le dice la mente, ma il cuore non lo sa e continua a sussultare ogni tanto.

Ogni tanto mi capita di rileggere i miei post. Ad una certa età si ha il terrore di dire sempre le stesse cose e, anche se purtroppo, molti bloggers non passano più di qui per i più svariati motivi, quelli che ci vengono da molto tempo e che io ringrazio sempre con la faccia per terra, potrebbero ritrovarsi con frasi trite e ritrite e stradette. Rileggendoli, mi capita con orrore di trovarci degli errori di ortografia e di sintassi. Ho imparato da tempo a rassegnarmi alla tastiera, gli errori di digitazione sono sempre in agguato e non c’è scampo. Per quanto si possa essere lucidi e presenti a se stessi, le dita scivolano sempre sulla maledetta tastiera e ci si ritrova con parole che magari esistono in swahili, ma di certo non in italiano. Mi ricordo la fatica immane di correggere la parola in tempo reale mentre digitavo e l’ostinazione della lettera maiuscola dopo il punto. Ora riesco tranquillamente ad ometterla nei commenti, ma una parte di me è morta per averlo fatto. La matita rossa incorporata nel mio DNA soffre maledettamente e a volte la sento piangere disperata, ma arrendersi alla tecnologia, qualche volta, è d’obbligo.

Se li guardi da sotto in su i faggi sembrano brandelli di trine e pizzi verdi che si allargano nel cielo. I rami sottili sono sovrastati e nascosti da centinaia di foglie una sopra all’altra che creano una trama fitta e meravigliosa. Sono alti, i faggi,grigi e verdi di muschio, sottili come fusi, grossi come zampe di elefanti, giganteschi, contorti e nodosi quelli vecchissimi, quelli che hanno più di cinquecento anni e non ti ci fermi a pensare, che il pensiero non sa andare così lontano nel tempo e si rimane confusi e spaventati a provarci. Sono belli i faggi del Gran Sasso e ti ci perdi sotto i loro boschi ombrosi e magici, pieni di silenzio e di fruscii, di canti di uccelli e rami spostati non si sa da chi, forse dai folletti che, dicono, li abitano da sempre. Il Gran Sasso è sopra, sotto, davanti e dietro a loro, con la sua pietra nuda e scabra che diventa rosa quando il tramonto è vicino o non si vede, perché è coperta da un cappello di nuvole e di nebbia. Quanto silenzio e quanta pace in questo luogo dove l’anima e il cuore si asciugano le lacrime e ricuciono vecchi e nuovi strappi. Il silenzio è un balsamo e i colori, i suoni, gli odori sono gioia pura.

Se decidi di andare a vedere con i tuoi occhi quello che è successo all’Aquila, ti accorgi che vedere le immagini in televisione non mostra nemmeno per un attimo la realtà di quello che è successo. Ti aggiri per le strade e le case devastate, sventrate, offese, fin dove ti fanno passare e vedi centinaia di ponteggi, di gru, di calcinacci abbandonati, di vetri rotti , serrande sbilenche e migliaia di crepe. Non girano molte persone all’Aquila, nemmeno a Collemaggio, dove c’è la bellissima cattedrale che ha la facciata intatta, ma la parte posteriore ingabbiata e ferita. Gli unici passanti sono un uomo che fa jogging e un camioncino dei vigili del fuoco. Il silenzio è terribile, sa di abbandono, di lacrime, di morte. E l’anima e il cuore, che poco prima esultavano ora soffrono. Le parole non servono a L’Aquila. Ci si guarda smarriti e si tace.